

sono a Bari.
Sotto di me c'è traffico. Dentro di me c'è Jack Daniels. Sul messenger parlo con Tunello, in diretta da La Coruna.
Attorno a me stamattina gente che parlava di calcio e di come il Bari non vincerà mai nulla, fossanche un Torneo Angloitaliano (che non ne fanno più da eoni).
Il laboratorio di cinema mi ha scocciato, gente del cazzo, minchioni, non capiscono l'utero delle troie che li ha generati. Voglia di mollare tutto e fuggire via. "Questo non è piu' il mio film"
Che la vita è breve ed incerte sempre per chiunque.Stai per sposarti e passa un attimo, sei single, ti compri una Kawasaki nera che praticamente incendia la statale. Corri veloce per scappare da ricordi del cazzo, dolci, terribili alla luce dell'oggi.
Questo non sono io, è solo un esempio. Solo un pensiero.
Sono a Bari, in un crocevia, al centro di tante cose.
Sono un crocevia, sono al centro, sono tante cose.





AMICI PERDUTI, AMICI RITROVATI
(in STRADE PERDUTE DI PAZZI DEVIATI)
seconda nonchè ultima parte.
Henryco scrive. Petrof riporta ed edita.
La prima parte è ivi recuperabile,per gli amanti della continuity.
CAPITOLO 2: Richard Love sulla sottile linea tra la vita e la morte
Dopo quel messaggio tutti quanti tememmo che Dronzee sarebbe diventato papà prima del tempo, ma nessuno ebbe il coraggio (o la decenza, a seconda dei punti di vista) di esternare quel pensiero…
tranne me!
Infatti, aggrappandomi alla fredda logica che solo in rari momenti mi contraddistingue, esclusi a priori la possibilità di una fecondazione avvenuta in un lasso di tempo di 24 ore, e con la pungente ironia che più volte mi contraddistingue, gridai entusiasta: “E’ arrivato il bambino!”
Per quanto sia scuro di carnagione, per quanto sia impossibile immaginarlo, udendo quell’affermazione, Dronzee sbiancò.
Decidemmo allora di accompagnarlo al colloquio con la vacca, ma egli voleva risolvere la questione da solo, al che decidemmo di aspettarlo.
A quel punto Richard Love uscì dal suo mutismo e mi chiese di accompagnarlo a bere.
Nei pressi della fontana mi confessò di sentirsi poco bene, così raggiungemmo gli altri e facemmo accomodare il grande (in tutti i sensi) Richard Love su di una panchina.
Il suddetto vichingo, sentendosi preda di una presunta tachicardia, chiamò attorno a sé alcuni di noi, probabilmente per dettare loro le sue ultime volontà. Egli scelse costoro con decisi, messianici e risoluti gesti della sua corpulenta, grassoccia e sudaticcia manoccia destra (manoccia©Petrof), lasciando fuori in un primo momento me, Jeanfrançois e Ottaviano.
Temendo di non poter beneficiare del testamento ci appropinquammo anche noi.
Frattanto Dronzee tornò rassicurandoci che il male della vacca era semplicemente di natura psicologica, e di conseguenza lui l’aveva congedata con la classica ed efficace formula
“ti voglio bene come ad un amico”.
CAPITOLO 3: Il gruppo si smembra
Ad un certo punto Richard Love disse una frase che lasciò tutti di stucco: “Ho voglia di fare una corsetta”. Esterrefatti da cotanta affermazione, nonché strafatti per l’abbondante e vergognoso quantitativo di droga assunto poco prima, iniziammo a chiederci quale prodigio o intervento divino, quale misterioso fenomeno paranormale e/o quale entità impertrovabile avessero portato Richard Love (probabilmente lavorando in sinergia) ad affermare quello che aveva affermato.
Mentre RadioEdo e Dronzee accompagnarono Richard Love nella sua corsa verso l’ignoto, Chainsaw azzardò un’ipotesi scientifica degna di studio: “La marijuana gli ha acceso il neurone della vita!”. Non era un’ipotesi da scartare.
Nel filosofare su questo evento di proporzioni bibliche ignoravamo che i tre corridori si erano ormai allontanati di molto e dopo essere tornati nel mondo reale decidemmo di metterci a cercarli.
Dopo 5 minuti, desistemmo dall’obiettivo e Jeanfrançois, dando ascolto all’organo con cui generalmente pensa (lo stomaco!) ci propose di andare a mangiare.
Camminando per Rome Street incontrammo Julius, il membro di supporto della nostra gang che si aggregò al nostro gruppo, che si diresse in un posto molto sudicio la cui specialità erano dei panzarotti al forno ripieni di wurstel e patatine.
Senza accorgercene intanto avevamo perso anche Cagges e Chainsaw lungo la strada.
Alla Lunetta (così si chiama il suddetto posto dispensatore di cibo) Julius mi propose di recarmi a casa sua per motivi a me oscuri (eh eh eh) e dopo esserci imbucati nel suo garage si spalancò un portale dimensionale che ci scaraventò in Afghanistan (!) consentendoci di assaggiare l’hashish locale. Ci volle un po’ di tempo prima di rivedere Petrof, Jeanfrançois e gli altri.
CAPITOLO 4: I guerrieri della notte
Non ricordo come, ma in qualche maniera io e Julius tornammo al nostro paese natio e decidemmo di recarci nuovamente alla Lunetta. Una volta sul posto, sorpresa!
C’erano di nuovo tutti: i tre corridori, Chainsaw e Cagges e tutti gli altri (eccetto M@x che aveva dato ormai il mortal sospiro). Decisi a ripercorrere le vie delle nostre avventure ci incamminammo, senza prima esserci congedati dal buon Julius.
L’affermazione di Cagges fu confortante per tutti noi: “Ouh, amici! Abbiamo fatto come ai guerrieri della notte, che si rincontrano senza darsi appuntamento!”
(NdH: sante parole, Cagges, sante parole!)
Cammina cammina, ci ritrovammo in un luogo ricordante l’infanzia: la scuola elementare Edmondo De Àmicis. Lì, la serata tendeva a ritornare normale; si rideva e si scherzava fino a quando un nuovo messaggio della vacca tornò a turbare le nostre coscienze; era diretto sempre a Cagges, e recitava pressappoco così: “Scusa se ti disturbo, ma ti volevo ringraziare per aver convinto Dronzee a parlare con me; sai, Dronzee è speciale e merita il meglio. Comunque fatti sentire”
Sui nostri volti stupefatti si dipinse…lo stupore! Nessuno di noi ebbe difficoltà a tradurre e a reinterpretare il messaggio che quasi certamente voleva dire: “Dronzee mi piace ma neanche tu mi dispiaci. Fa pure una visitina ai miei paesi bassi.” E fu così che Cagges con il cuore colmo di speranza e di gioia (e le palle stracolme di fluido) risultò, fra tutti noi, il ragazzo più felice di quella strana, grottesca e surreale serata pasquale, almeno fino a quando la sua mente non rievocò l’immagine del ributtante cataplasma che lo aspettava e decise di rimandare a data e persona da destinarsi il suo debutto nel libidinoso mondo della ginnastica lombare.
THE END

Adoro quest’uomo, un agghiacciante tarchiatello dalla barba bianca, con i capelli ormai in trasferta perpetua, e con quel paio di occhi incavati in due quelle due raccapriccianti fosse, cosi cupi, penetranti, profondamente spietati.
Un uomo intelligente e spaventosamente acculturato, uno dei pochi professori degni di questo aggettivo, un druidico omaccione consapevole di calpestare merda d’uomo mentre passeggia, in un epoca di interessanti pazzoidi o di geniali ritardati, una bestia mitologica, come l’astronauta o il leone che spara frecce dal culo.
“Mondo di guerra” così si chiamava il libro, curato in sinergia con Andrea Catone. Ponzio era lì, tutto infervorato, parlando di guerra, mercato, bassezze morali dell'economia e della società moderna, e della "femmina che fa vendere di più". Intenso ed interessante, è stato tutto ciò per me. Finché l’odore di pelle conciata, di scarpe e di collagene si è fatto però insopportabile, e me la sono data.
AMICI PERDUTI, AMICI RITROVATI
(in STRADE PERDUTE DI PAZZI DEVIATI)

Petrof production presenta:
AMICI PERDUTI, AMICI RITROVATI
(in STRADE PERDUTE DI PAZZI DEVIATI)
scritto da: Henryco (aka Antares aka Nonno Enrico aka Hellrico aka Joe Protagoras etc etc)
blog edit e supervisione: Petrof
PROLOGO: A casa di M@x
La casa di M@x era sempre stata accogliente per Henryco, il padrone di casa, invece, lo era un po’ di meno in quanto convinto di essere un killer albino che vive in un mondo virtuale e che prima o poi avrebbe ucciso il suo indifeso ospite. Ma le cose quella sera sembravano andare come al solito: il classico scambio di musica, dati e segreti industrio-bellici che il KGB preferiva tenere nascosti sotto il cadavere di Lenin nel suo mausoleo (operazione evidentemente mal riuscita, dasvidania!)
Insomma, la solita routine quotidiana.
La genitrice di M@x era parecchio gentile, infatti portò ai due frugoletti un gran bel piatto pieno di salami, focacce e Dio solo sa quanto altro ben di Dio, il tutto accompagnato da un buon bicchiere di vino bianco.
Era tardi e i due ragazzi avevano appuntamento alle 21,30 con molti altri fanfaroni in piazza John Fitzgerald Kennedy (quanti misteri per essere solo un prologo!), non vi era tempo di trangugiare tutto quel cibo senza rimanere soffocati, perciò i due fecero un bel fagotto e si diressero a piazza Kennedy. Tutto il tragitto fu caratterizzato dalla solita, frequente e pleonastica domanda di M@x ad Henryco: “ti posso uccidere?”, seguita dalla logica e ponderata risposta di Henryco: “solo dopo che ti sarai suicidato ti darò il permesso di uccidermi con le tue mani!”
CAPITOLO 1: Il messaggio della vacca
[Nota di Henryco: mi accorgo solo ora che gli avvenimenti del prologo non risalgono alla sera di Pasqua (nella quale si svolse tutto l’ambaradan che ivi mi accingo a narrare), bensì alla vigilia della suddetta festività; siccome la storia è descritta dal mio punto di vista e siccome il prologo che ho scritto mi piace, me ne sbatto delle regole temporali e di quello che voi lettori potreste pensare e lascio tutto così come sta!]
Aspettammo un po’ a Kennedy Square, ma alla fine riuscimmo a riunirci proprio tutti: io, M@x, RdioEdo, Richard Love, Petrof, Dronzee, Angioletto, Chainsaw, Cagges, Jeanfrançois e Ottaviano.
Dopo esserci scambiati i consueti e conformanti auguri pasquali, e dopo aver controllato di avere tutti gli strumenti necessari per poter conferire con la vedova bianca, ci siamo diretti a Singhione, posto meglio conosciuto con l’appellativo di “piazzetta sfondata”.
Un'altra banda era presente sul posto, tra le cui fila si poteva riconoscere Il Fulvio, fratello di RadioEdo. La convivenza fu pacifica e cordiale. Ben tre consulti con la vedova bianca fecero il dovere loro (anche perché eravamo in pochi a usufruirne, essendo basilarmente il nostro un gruppo di onesti e sinceri salutisti), visto che dopo un po’ RadioEdo iniziò a sproloquiare.
Ad un certo punto Cagges ricevette un messaggio da una sì corpulenta ragazza con la quale Dronzee, precedentemente, aveva condiviso un debole, fugace ed insoddisfacente amplesso.
Il messaggio recitava: “Cagges, dì a Dronzee che gli devo parlare urgentemente, sto malissimo”
Frattanto M@x ci lasciava con un gesto della mano che voleva dire AAFF, che io interpretai con “Addio Amici Felici Festività” e gli altri, probabilmente con più ragione, con “Andate A Farvi Fottere” (probabilmente aveva inteso la situazione ed aveva deciso di defilarsi).
PUBLIC ENEMA NO.1