Ero il migliore amico di
HULK, forse non esattamente
Rick Jones, come nel fumetto, perchè non ero un motociclista, ne' un musicista e vivaddio neanche su una sedia a rotelle. Ero alla guida di una Cherokee 2.5 GTD nera, al mio fianco
Jennifer Connelly-Betty Ross, dietro di me il tizio biondo che nel film stronzeggia col gigante di giada ma non gli va esattamente come avrebbe voluto.
Solo che stavolta egli si offre di aiutarci mentre il nostro eroe è rinchiuso in una base militare a sclerare, e potete immaginare che casino avrebbe di lì a poco combinato. Personalmente non mi fido moltissimo, ma
Jennifer-Betty, probabilmente intenzionata a farsi cavalcare dal sorridente coglioncello, mi sgrida a più riprese, tant'è che per un pelo non ottengo che il tipo se ne vada via. Ma alla fine si unisce a noi, e ci intrufoliamo nella base militare segreta che no, non era l'area 51.
Ma come sarebbe realistico, una base militare così segreta non funzionerebbe molto bene se la sorveglianza non fosse strettissima, tantevvero che ci beccano subito. Ci trattano come terroristi: sacco in testa, pacche sul culo di Jennifer, calci nelle palle a me. Mugugno.
"Hai qualcosa da lamentarti stronzo?"
"uhm...non potrei avere anche io delle pacche sul sedere?"
Altri calci nei testicoli. E in bocca anche.
Rinchiusi in una cella delle dimensioni di un
pied-à-terre, fingiamo di essere dei turisti: io sono il cugino di Betty, il biondo suo marito. Vorrei lamentarmi, ma la mia sacca scrotale ha la precedenza. Ci portano una cena assolutamente non conforme alla regolamentazione ginevrina: fettuccine col ketchup, bistecca poco cotta, insalata senza sale, vino caldo. Sentiamo delle scosse dal sottosuolo; il Gigante verde sta arrivando, perciò decidiamo di parlare il meno possibile; Betty difatti trova subito qualcos'altro da fare con la bocca. Ne approfitto e gli frego la bistecca dal piatto, alla bagascia.
Scosse sempre più forti, spari ed esplosioni dall'esterno della cella.
Chissà che faccia farà zio Hulk, eh.
Mi ritrovo d'improvviso nel paese in cui vivo, in b/n, in piazza davanti al palazzo antico che è anche sede del comune e che la casualità voglia si trovi davanti alla nostra Cattedrale, che nella realtà è, fuori da ogni logica, un ritrovo di simpatizzanti di sinistra. Ma in questa rappresentazione onirica, il sagrato era teatro di un acceso dibattito di matrice ideologica cattolico-oltranzista. Era capitato che il nostro sindaco, stella del mattino per ognuno degli abitanti di questo adorabile e ameno paesello, avesse letteralmente cacciato via dal Consiglio Comunale sia i membri della Giunta che gli Assessori della sua stessa maggioranza, proclamandosi qualcosa tipo
Consiglio Comunale Vivente. Tra i plausi della popolazione festante per cotanta audacia, sarebbero giunte anche le telecamere della RAI.
Questo ringalluzziva non poco i cattolici pervenuti, perchè, come sottolineava qualcuno
dobbiamo rendere grazie al nostro amato sindaco perchè in questo modo ci da visibilità. La cosa sembrava perfettamente logica e plausibile a tutti, meno che a me, e presto una violenza sovrumana e sovraeccitata si impadronisce del mio corpo e di quelli di altre persone che erano in mia compagnia. Iniziano a volare pugni, schiaffi, a destra e a mancina, qualcuno reagisce, qualcuno viene sopraffatto: era stupido e squallido come in Tv, ma senza un copione. Posseduto da chissa quale pazuzu, mentre tre persone mi tengono, sferro un pugno al parroco (che non ho mai visto) che lo fa trasalire.
A quel punto, raccolgo le mie stanche membra e mi reco in una sordida
roulotte fuori città. Ad aspettarmi lì, una ragazza sia bionda che mora, magra e più in carne a mio esclusivo comando e piacimento, non troppo alta per non farmi sfigurare, col caschetto alla Valentina di Crepax. Mi sorride dolce e salace mentre mi reco verso un armadio.
"Come è andato il lavoro, caro?" la guardo con aria di sufficenza ma lei non ci bada.
"ti ho preparato il tuo piatto preferito caro: gnocchi con bresaola ricoperti di cioccolato" sbuffo, abbastanza seccato e disilluso. Lei va avanti.
"Stasera è il nostro anniversario, festeggiamo, ho comprato un babydoll commestibile ai fermenti lattici, puoi farmi tutto quello che vuoi, io di par mio ti farò di tutto"
sbuffo ancora, mi guardo le scarpe:
sono sporche di merda.
Guardo il soffitto: è rotto. Sbircio al lato della pupilla: c'è una cataratta.
Tiro fuori una bambola gonfiabile dall'armadio, me la carico sotto braccio e diretto verso la ragazza le faccio il verso del
vespa leone. Corro verso un corridoio che non finisce mai.
Poi mi apparto, da solo.