Perfettamente conservato, intatto, intonso, esco dalla
crisi di cui sotto, non fosse altro perchè, me ne rendo conto, non ho (non abbiamo) la stessa generosità temporale dei dinosauri e disposizione, pertanto, se Onda Temporale Zero dev'essere, cazzo, qualcuno mi dia una tavola da surf.
Il pensiero di marzo è ardore e coraggio assieme: se è qui che devo rimanere, almeno per ora, che possa per me essere la più lieta delle prigioni; che il piccolo mondo del cazzo in cui vivo possa venire domato e controllato da pensiero indirizzato all'azione, dalla sostanza dei miei sogni che lo sbranano.
J'ai une aime solitaire.
Gli indirizzi a cui cercarmi, in questo momento di transizione, non sono gli eremi in cui i miei adorati parenti vogliono (illudersi di) nascondersi dal mondo esterno: alla quiete della contemplazione del nulla e alla calma come virtù dei morti rilancio l'
inquietudine, mio solo motore, il
nervosismo, mia sola forza, lo smog, il traffico, i casermoni dipinti di fuligine, gli ascensori che non portano da nessuna parte, come mio habitat naturale. Perchè ho cercato la risposta sui libri, trovandoci solo singhiozzi e preghiere a un Dio a cui non piacciono gli
allarmismi.
E a poche giornate da un nuovo spavento per una persona cara, risoltosi per fortuna in una scempiaggine, dico:
sto tizio ha ed ha sempre avuto pienamente ragione.
Non so se avete mai provato la salsa cocktail, gente; una festa per le papille gustative, davvero.
Lo dico perchè lo so, qualcuno può andarsene in paranoia con frasi della serie
ehi ma fa male cazzo ne sai cosa ci mettono dentro, ma porcaputtana! E' della mia baguette con zampina di vitello, fontina, salsa di sesamo (o di sedano, come diceva quella ignara cameriera) e
salsa cocktail che stiamo parlando, mica di Medicina 33. Unite le esperienze extracorporee, la trance sciamanica e l'estasi mistica in un tutt'uno
molto rosa e particolarmente denso, voglio vedere qualcuno di quei froci salutisti, avanti a fettina e bresaola ogni settimana fino a farsi venire una stupida colica. Salsa cocktail, fratello.
Quella che il buon Dio, infinitamente saggio e misericordioso, mandò dal cielo agli Ebrei pellegrini nel deserto, hai presente? Sal-sa cock-tail.
Chiunque la chiami
man-nah o che so io, beh, non si è sufficentemente documentato.
SALSA COCKTAIL: averla a disposizione e non prenderla sarebbe come guardare dei film porno quando puoi fare dell'ottimo sesso personalmente.
E se Alfred Hitcock era un genio assurdo, dal punto di vista della tecnica e dell'arte drammatica
(a lezione di semiologia del cinema abbiamo visto
Rope, e tanto per la lezione di regia sulla tecnica del piano sequenza che per la storia in sè, ne sono assolutamente impressionato), mi chiedo anche io quanto siano in effetti malleabili, prevedibili ed influenzabili i sentimenti umani, quanto sia fragile il cordone che ci tiene col-legati ai nostri mondi personali. La televisione, ultimamente, non mi offre niente di meglio, e, tanto come direttore di scena che come semplice spettatore, allestisco un palcoscenico ove si possano affacciare dei cosmi altrui, di gente reale. X, Y, Z e tutte le loro possibili intersezioni, mentre spinto dalla curiosità, un po' scienziato al microscopio, un po' bimbo decenne con una lente di ingrandimento sulle formiche in un caldo agosto,
tiro a sorte e collego i fili, tiro i fili e collego le sorti.
Chissà, forse anche il buon Alfred era solito fare così: dall'occhio della sua cinepresa, già presumendo cosa stesse per accadere, tirando anche lui i fili, collegando le sorti.
Ma ahimè, domani sarà (anche, tra centinaia di migliaia di persone e situazioni in questo mondo, compresa una che conosco bene e a cui auguro un buon esito) il mio turno di salire su un palco e interpretare un ruolo. Niente di troppo difficile: vestirò umilmente i panni di
uno studente che ha studiato.
Nessun trucco, nessun grandangolo:
c'est la vie. L'unica mia preoccupazione-vezzo sarà il dover essere presumibilmente privo delle mie
mutande rosse portafortuna. Sic transit gloria mundi.
E adesso basta con queste stronzate, sipario.