sai, la gente è straaaaaaan.

venerdì, 30 novembre 2007

Fine del tour

Novembre è stato un mese di viaggio, uno sguardo al futuro.
Ritorno al presente, e ciò che ritrovo sono i soliti problemi, le solite angosce, la consueta noia.
E quando sono al buio, nella mia cameretta, e nessuno mi guarda, faccio così.
Questo il mondo (e me le) fa girar alle 16:46 | spermaLink | commenti (3)
mercoledì, 28 novembre 2007

Aperitivo con Matteo Casali

Matteo Casali

Strano, pazzo, pericoloso. E' ciò che la gente è solita dire del sasso alla deriva su cui posiamo i piedi tutti i giorni. Io non sto qui a dire se sia vero o meno, per quanto importa.

Ma tutta questa sconclusionata, lanciata, stupida introduzione nulla vuol dire, se non...che ieri, a Firenze, dalle parti della Scuola Internazionale dei Comics, ho incontrato Casali Matteo, il Casali. Che dire, la prima impressione è di un ottimamente piazzatosi al concorso di presunti sosia di Gesu' Cristo indetto da frange deviate della Chiesa Cattolica (mm..deviate?), e mi si serra la gola e intoppa la lingua, poi, mentre l'insostituibile complice Nuke lo intratteneva, il vostro affabilissimo esistenzialistoide attacca: Grazie, gli dico, da parte di un lettore apprezzante della qualità delle tue traduzioni per la Magic e la Planeta (e qui la diffidenza del Casali si scioglie in un sorriso supponibilmente sincero) e beh, per storie come Bonerest, che a dire il vero ho letto a scrocco...(risate dei presenti) ma vedrò di rimediare....ecco.

E a quel punto accade qualcosa. Strano, pazzo, pericoloso: per quanto pensiate, o in fondo ai vostri cuori addirittura desideriate che il mondo sia così, assisterete sempre a quei momenti di rara umanità, incastonati come perle, nascosti come da tonnellate di merda di maiale. Perchè il Casali m'invita per un aperitivo. LUI A ME. (I vangeli ufficiali, in seguito, minimizzeranno la cosa affermando che lui abbia con semplice gentilezza solo proposto a me e a Nuke di unirsi al suo attonito seguito, ma tant'è), e raggiungendo il bar, parliamo di conoscenze (relativamente) comuni, soprattutto del mio buon amico, nonchè conterraneo, Tommaso Milella, assiduo dell'ambiente underground e fanzinaro del fumetto italico tanto quanto Matteo, e tanta altra gente.

Insomma, cosa ti capita se sei a Firenze, in un affollato e scuro pesto martedi pomeriggio di fine novembre. Niente di straordinario; succedono solo cose scontate. Ma cazzo...

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martedì, 27 novembre 2007

Get miles

Mi trovo a Bologna, e tutto ciò a cui riesco a pensare è...

Che non so a voi (per quanto sinceramente sia molto relativo), ma quando fa "gonna leave everything I know, gonna head out towards the sea...get miles away" le mie mutande non riescono a non cambiare colore, cazzo. Voi perdenti potete tenervi tutte le metallaricchiate, gli emo, il suicidio e le raucedini da stronzi.

I love this planet, but this planet is killing me...

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sabato, 17 novembre 2007

Danius il Magnifico

Luccacomics&games non è solamente comics, o soltanto games.
E' anche luogo di espressione artistica individuale, autoprodotta ed autocosciente.
Ampia dimostrazione di ciò la danno i cosplayers, incarnazioni iconiche dei propri personaggi della fantasia preferiti. Così, nell'atmosfera da fiaba dell'antico centro storico della cittadina toscana, l'immaginifico si fa di carne ed ossa, ed i confini della realtà sembrano sfumare.

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Ma se ci fermassimo qui, sarebbe ancora poco. La fantasia è in grado di cavalcare mille destrieri, e di assumere molteplici sembianze. A dimostrazione di ciò, l'esistenza di Danius, una sorta di inconsapevole Arturo Brachetti, di buddyblank della pantomima, che un giorno lo trasforma in James, l'aspirante suicida creato dalla Nuke, il giorno seguente nel terrorista V, e che nella vita di tutti i giorni genera in lui un'insana, quanto curiosa, quanto postmoderna passione per i cari, vecchi Lego e il viaggio nel tempo.

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Flescbek
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venerdì, 16 novembre 2007

Arte, artefatti e stati di necessità


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Conversazione con Ausonia

Lucca, 3 novembre 2007

Francesco Ciampi, in arte Ausonia, nomen omen. Qual è stata la tua formazione artistica? In che momento Francesco è diventato quella che chiameremo l’entità “Ausonia” e per quale motivazione?
Studi classici, nel senso di formazione artistica classica. Ho fatto l’Istituto d’Arte, ho fatto l’Accademia…da ragazzino ero molto interessato all’illustrazione, poi mio padre dipingeva, per cui volevo imparare a dipingere, mi interessavano tutte le tecniche, ero proprio uno studente modello, attento, cercavo di imparare le cose in modo preciso. Avevo 14 anni, poi, in questi 20 anni sono successe 20 anni di cose, per cui è un po’ difficile spiegare.
Da Francesco ad Ausonia, il passaggio?
Mah, il passaggio è stato fondamentalmente che io ho fatto fumetto per diversi anni, da ragazzino, pubblicandolo, da professionista, poi ho deciso di mollare tutto, e per 8 anni non ho fatto niente da questo punto di vista, ho lavorato per delle gallerie, ho fatto altro. Quando ho deciso di tornare nel campo dei fumetti, lo volevo fare in modo diverso, volevo farlo davvero.
In maniera autorale, diciamo.
Assolutamente. Poi, quando inizi a fare una cosa, un po’ è che sei troppo giovane, per cui ti lasci un po’ abbindolare dagli editori...io volevo tornare da indipendente totale, nel senso che lavoro con un editore solo se vuol fare quella cosa che c’ho in testa.
Leggendo Pinocchio, ciò che maggiormente mi ha colpito del protagonista è il suo riuscire a diventare un eroe per il lettore per la sua particolare condizione di outsider, di fuori posto. Una sensazione che a volte può esserti appartenuta nella vita professionale?
Sì, perché se vedi che ogni libro che faccio è diverso dall’altro, è sicuramente un atteggiamento schizoide che ha però dei legami col mio atteggiamento bipolare di essere umano, per cui la professionalità riflette la mia umanità. Ho preso psicofarmaci per una vita, stavo male, stavo malissimo, e quindi sì, i miei libri credo siano frutto anche di una malattia, che poi è una malattia comunissima.
Quindi il fumetto è una terapia per te.
Ma l’arte in generale è una terapia, un artista sano non è un artista, è uno che si diverte a fare delle cose con amore, con gioia. L’arte non è per forza una sofferenza, però deve derivare da una necessità specifica, non può essere soltanto “mi diverte fare una cosa”, deve essere un “io ho necessità di farlo perché quando la faccio sto bene”.
L’arte non nasce dalla felicità.
Non è detto per forza. Non è detto neanche che nasca dall’angoscia o dalla tristezza.
L’importante è che lo fai perché ti è utile farlo, perché ti fa stare meglio.

Il fumetto italiano nel secolo di Internet e di Photoshop. Cosa secondo te sta cambiando e che cosa invece dovrebbe rimanere uguale?
Non ne so nulla, perché di fatto non seguo molto il fumetto. L’unica cosa che penso debba rimanere è la carta, perché i fumetti su Internet sono inguardabili. Giusto un blog perché posti una preview di un fumetto, ma leggere una storia intera su un monitor stanca gli occhi, ma poi è anche lo sfogliare la pagina; quando costruisci una sequenza e fai in modo che l’ultima vignetta sia a pagina destra perché poi la volti e c’è il colpo di scena…sono cose che sono importanti, quelle che devono rimanere e che rimarranno, perché di fatto tutti si sono accorti che Internet da questo punto di vista non funziona.
Un accenno al vivere umano che hai fatto in Pinocchio, a parte la citazione del ciclo dei macellati e dei macellai che riprende i CCCP, il non-burattino che vede i suoi fili. Questo cosa significa, che magari secondo il tuo parere, il libero arbitrio è semplicemente un illusione?
Questo è interessante, perché in realtà il libero arbitrio non è un illusione, è reale, in una società più o meno libera come la nostra. Molto liberale più che libera, e c’è una bella differenza, però io ho comunque la libertà di fare i libri che voglio fare, cosa che in altri Paesi non mi sarebbe consentita. Stiamo pubblicando adesso Pinocchio in Russia e io mi chiedo: ma se lo sono letto? Perché, insomma, ammazzano i giornalisti.
Non credo che se lo leggessero bene, lo apprezzerebbero molto.
Un libro che parla della libertà in Russia è strano, sono contento di farlo ma mi fa anche paura.

Forse perché sei di importazione.
Esatto, non mi uccideranno. Putin, non ti voglio bene, però...ma la domanda era un'altra, il libero arbitrio esiste, in Pinocchio non viene detto chi è che tiene i fili, nella mia testa i fili in realtà ce li mettiamo da soli, non c’è il re del mondo. Pinocchio in qualche modo in quella storia lì riesce a vedere i suoi fili, riesce a vedere quelli degli altri, ma sono appunto, i fili degli altri, non del re del mondo, o del potere.
Il punto è che quando nasci in una società coattiva, che comunque ti toglie parte della libertà e tutto, e tu nonostante tutto fai lo schiavo, perché devi leccare il culo all’editore, al datore di lavoro, al personaggio potente, è lì che ti imprigioni da solo, che ti autocensuri. Quei fili, nessuno sa dove vanno a finire, ma probabilmente, se lo vedessero, fanno un giro strano sulle nuvole ma poi te li ritrovi ai piedi. Non c’è un burattinaio, io credo che in un Paese mediamente libero, il burattinaio sei tu, di te stesso.

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Legno, carne, metallo: i materiali di cui sono fatti i tuoi personaggi, e a cui comunque nella storia viene data una relativa importanza. Il mutare del corpo di cui tratti, in Pinocchio, in P-HPC, in qualche modo è la metafora di una crescita interiore o di una decomposizione morale? Stiamo andando avanti o indietro?
No, secondo me stiamo sempre dove eravamo duecentomila anni fa. Non stiamo andando ne’ avanti ne’ indietro, stiamo fermi, l’essere umano è fermo. C’era una scena molto bella in 2001 Odissea nello Spazio in cui c’è questa cazzo di scimmia che scaglia l’osso in cielo, e poi vedi in dissolvenza che quell’osso diventa un astronave a forma di tibia. Quello ti dice una cosa molto semplice: quello che evolve non è l’essere umano, ma sono gli oggetti di cui si circonda, cioè sono i manufatti umani che evolvono nel tempo, ma io essere umano, io Ausonia, io Francesco Ciampi, ho gli stessi dubbi, le stesse paure, le stesse gioie di quella scimmia lì. Di fatto, tra me e una persona del Trecento non c’è differenza in umanità, c’è una differenza tecnologica. Per cui, noi non stiamo andando in realtà da nessuna parte; noi muteremo il nostro corpo, e lo stiamo già facendo.
Si, perché, comunque il corpo lo percepisci come fluido.
No, lo percepisci come oggetto, da reinventare, per cui se hai un evoluzione, ce l’hai proprio in virtù del fatto che cominci a vedere il tuo corpo come un oggetto modificabile, come tutti gli altri oggetti di cui ti circondi, che sono sempre migliorabili, per cui in realtà noi non evolviamo di niente. L’uomo non è ne’ peggiorabile ne’ migliorabile, l’uomo è l’uomo da sempre.
Parliamo di P-HPC, e il particolare stile che hai adoperato. Cosa ti ha spinto ad accostare alle matite e alle chine l’elaborazione digitale, le fotografie riprese dal reale, questo stile che potremmo definire misto, ibrido?
Il bipolarismo è quello. Non è che mi pongo il punto come realizzo il prossimo libro, mi viene in testa una roba…io non sono Roberto Recchioni [sceneggiatore di JOHN DOE], se a Robe viene in testa una cosa, lui la immagina come fumetto, e lavora su quella roba lì, e va benissimo. Il mio approccio invece è più drammatico, perché a me non arriva in mente la pagina di fumetto, a me arriva in mente una roba che è un magma, non so descrivere cos’è…una serie di suggestioni. Allora io cerco di usare tutte le cose che so fare, e che comunque hanno a che fare con l’immagine, per dare una faccia a questo magma che mi si presenta in testa. Per cui, non è che mi pongo “userò la foto, o il disegno? Userò delle statuette?”…no, è spontaneo, ma non c’è un criterio di scelta. Arriva così e lo realizzo.
In Pinocchio c’erano le melodie folk rock dei CCCP, come potenziale colonna sonora. Invece P-HPC potremmo definirlo più assimilabile ai Kraftwerk, all’elettronica. A me ha anche ricordato un video di Bjork,  All is Full of Love, molto vicino concettualmente, appunto. Quanto realmente è importante per il tuo lavoro la musica, quanto in realtà la musica riesce a influenzarti?
Quel video di Bjork in realtà sì, era alla base, poi c’è stata una cosa un po’ strana: perché P-HPC, la prima versione è uscita su Heavy Metal negli Stati Uniti, e sono praticamente coetanee quelle due cose, il mio lavoro e quel video sono venuti fuori insieme, solo che il mio era un lavoro disegnato. Quando ho realizzato le foto, ho tenuto conto di quel video perché mi rendevo conto che avevamo avuto, sia io che Cunningham, un’intuizione simile, per cui poi mi sono lasciato contagiare da quelle immagini meravigliose, è anche un po’ una specie di tributo, perché a parer mio è davvero un grandissimo regista. E quindi, la musica poi c’entra, perché me la scelgo, nel momento in cui lavoro.
E’ ovvio, è vero che per P-HPC ho ascoltato solo elettronica.

Oltre a essere un artista, sei anche un professore della Scuola Internazionale dei Comics di Firenze. Qual è il consiglio, a parte “studiare, studiare, studiare” che magari un ragazzo che voglia trasformare questa passione in un lavoro, come è stato anche per te, dovrebbe seguire?
Io credo che ci siano due fasi importanti, nel momento in cui decidi di fare una cosa. C’è una prima parte che è la conoscenza tecnica di quello che vuoi fare; non si inventano le cose, devi capire come funzionano. Vuoi essere un musicista? Devi conoscerla, la musica. Io ho passato i primi venti anni della mia vita a cercare di capire come funzionano l’anatomia, la prospettiva, e tutto il resto. E questo un disegnatore secondo me deve fare, avere delle basi. Poi, una volta che le hai apprese, le puoi destrutturare, le puoi distruggere, le puoi cancellare, puoi anche cercare di dimenticarle, però devi avere una base solida, per cui la cosa che voglio, da insegnante, dai miei allievi è che comunque da questo punto di vista si impegnino a costruirsi le proprie basi.
Poi arriva comunque un tempo successivo, in cui ognuno prende la propria strada e decide di fare veramente del suo sapere quello che vuole. E lì può anche mandare affanculo tutti gli insegnamenti che gli ho dato io, e va benissimo, però in un secondo momento. Io i miei professori li ho mandati affanculo dopo qualche anno.

Siamo quasi in dirittura d’arrivo…attraverso il blog, hai una possibilità di contatti e d’espressione che potenzialmente, non ha limiti. Non credi che per un artista, magari a volte la troppa vetrina possa nuocere all’impegno che profonde nei suoi lavori? Internet rende il fumetto più forte o più evanescente?
Io, ogni mattina, mi sveglio e penso sempre la stessa cosa: “oggi chiudo il blog”. Lo penso tutti i giorni, perché questa cosa che dici a me torna, cioè io vorrei che parlassero i libri, e poi invece da autori egocentrici, vanitosi e di merda, dobbiamo sempre…alla fine, c’è il rischio di oscurare quello che fai, però è anche vero che per la prima volta nella storia dell’uomo, c’è questa possibilità. Quando io da ragazzino compravo un libro, me lo sfogliavo e dicevo “è bellissimo”. Se avessi potuto semplicemente avere la mail di quell’autore, io lo avrei contattato. In realtà, questa cosa nuova che abbiamo a disposizione, la possibilità di comunicare, il lettore con me, io con tutta questa serie di persone che non conosco, è talmente bella, è talmente umana, è talmente anche romantica, il fatto che comunque cerchiamo sempre un contatto, che alla fine vince sull’idea di chiudere il blog. Però so che lo chiuderò, prima o poi; adesso lo sto tenendo su, e se lo tieni su, non puoi non rispondere alle persone, per cui va avanti, però io so che lo chiuderò.
A volte, capita che una persona inizi a dire: “guarda quanti contatti c’ho, significa che comunque sono di un certo livello”. E’ giusto esaltarsi, ma magari delle volte si diventa un tantinello presuntuosi.
Si, ma tanto, chi fa sta roba qua, presuntuoso lo è di natura, perché il punto è che è un lavoro talmente difficile da riuscire a fare che se non ci credi da pazzi in quello che fai, non lo fai. E allora, la presunzione fa parte del gioco, è normale. Quella del “quanti contatti fai?”, ti dico, boh, sinceramente non ci sto a perdere tempo, io esattamente non so neanche quanti contatti faccio, ma non me ne importa nulla, quello che mi interessa è il libro che faccio, come lo faccio, quante persone vengono sul mio blog, no . Poi, il discorso che fai te, in generale, ci sta che qualcuno ogni giorno si faccia due conti in tasca, esiste tutto, esistono anche questi qua, però non credo sia così diffusa come cosa, spero.
Comunque si vede questo, anche se non c’entra con degli artisti, nei casi di blog come ad esempio quello di Beppe Grillo. All’inizio lui non è che volesse diventare una sorta di web-messia, solo che magari adesso ci sono delle persone che in questo web-messia purtroppo ci vanno a credere, e questo non è buono, perché non è che bisogna per forza diventare una massa di web-pecore.
Ma infatti, lì bisogna anche noi, fruitori di blog, scegliere. Ce ne sono milioni di blog, uno sceglie quelli che gli sembrano almeno onesti. Stronzate ce ne sono ovunque, e tantissime anche su Internet, milioni di stronzate, però, insomma, uno sceglie.
Torniamo sempre a parlare di libero arbitrio, alla fine.
Ultima domanda: progetti per il futuro. Sei andato oltre la marionetta, oltre l’umano, oltre il post-umano. Qual è la prossima soglia che vorresti varcare?

L’oltre vacanza, ma per un anno, veramente. Una vacanza di un anno mi piacerebbe tanto, la post-vacanza.
Ho sentito prima che hai posticipato l’uscita dell’ultimo fumetto tuo.
Io sto lavorando ora su tre progetti diversi. Uno è ABC che uscirà in primavera, lo presenteremo alla Fiera Internazionale di Torino. Poi, c’è un altro libro che sto facendo, dovrebbe essere una sorta di continuo, ma in realtà è uno spin-off di P-HPC, e c’è quello che voglio fare per primavera. E poi invece, c’è TOYZ, il libro di cui parlavi, l’ho posticipato a primavera, ma poi in realtà mi sa che lo posticipo ancora, perché l’ho riletto e non mi convince, e non so bene cos’è che devo cambiare, allora ho pensato: lo metto in un cassetto, tra qualche mese lo riprendo in mano, e allora magari riuscirò ad individuare cosa devo cambiare.
Grazie mille, Francesco, Ausonia.
Mi sta dando la mano, e questo è un bel momento per tutta l’umanità.

No, invece la cosa commovente è che mentre facevamo quest’intervista, ho scoperto che siamo seduti di fronte ad un Istituto Statale d’Arte, che è uguale a quello che ho frequentato io a quattordici anni. E per me queste scuole qua forse sono l’unica cosa al mondo che mi commuove quando la vedo, come i vecchini quando piangono davanti ai telefilm. Quando vedo un Istituto d’Arte, mi metto a piangere. Va beh, non era importante.
Ma no, anzi, probabilmente questo era il picco, perché comunque si cerca sempre l'emozione, per l’ascolto.
Si, un finalino sentimentale, finisce bene così; una chiusa molto classica, però…
Ok, grazie mille, non smontarmi il microfono che questo c’ho. Grazie, Francesco.

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immagini: © degli aventi diritto

Questo il mondo (e me le) fa girar alle 12:28 | spermaLink | commenti (6)
giovedì, 15 novembre 2007

Il momento è solerte

E venne anche per il vostro affezionatissimo il momento di diventare dottore, nella più che prestigiosa Università degli Stu(pi)di di Bari. Certo che, abituato a vagonate di telefilm (argomento di tesi) e college movies (verso i quali si sprecano anzichenò ettolitri di fluidi), non dico che mi aspettassi dalla commissione di docenti tonaca e toga, ma, cazzo, perlomeno una castigatissima giarrettiera o guepière...Gallotta, che mi combini?
  

Laurea01

Caricato da dav_petrof

Laurea02
Caricato da dav_petrof

In seguito a me che stringo la mano all'augusto professor, non ricordo bene cosa sia accaduto...è passato un cazzo di mese, che diamine. Però, secondo taluni, sarebbe tempo di bilanci, bilancini e bilanciamenti. Ora, sarà pure vero che non servono a un cazzo, e che questa laurea per il momento è niente più che finissima carta igienica...in questi tre anni sono passato dagli occhiali alle lenti a contatto, ho eliminato la barbacapra, mi sono conformato alla massa che beve e fuma, mi sono ravveduto, ho assunto dei funghetti magici in quel di Salerno che neanche Alice nel Paese del Bengodi, ho conosciuto un pazzo che sarebbe capace di sedurre una suora, purchè appisellabile, sono uscito con ragazze brutte o già fidanzate, o persino brutte e già fidanzate, sono stato 15 giorni in Spagna, dove volevo applicare pedissequo alle regole il Bukkake alla calotta cranica di una tipa, sono entrato a forza in un associazione di studenti di destra solo per poi sabotare le loro votazioni, ho fatto dei rutti nei corridoi e amabilmente cazzeggiato in compagnia di amabili cazzoni provenienti dalla bassa, alta, media e non Murgia, ho preso per il culo le persone e qualcuno ha preso per il culo me, certamente....

....e sinceramente, tornando indietro, come sempre, non cambierei un cazzo di niente. Slàinte!
Questo il mondo (e me le) fa girar alle 11:38 | spermaLink | commenti (2)
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dalla cella imbottita di:

Blogger: Petrof
Nome: sherpes in senos
Una brutta persona con pessime abitudini, anche a R.E.
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