Ma un po' perchè la noia regna sovrana, in queste post-convalescenti giornate festive (sempre l'esagerazione), qualcosa-cosa devo pur scriverla, e poi ieri, brillo brillo, mi sembrava un ottima idea, e mai sia che non venga dato ascolto al
senno di prìa.
Fattostà, che, ieri sera, non ci va a invitare a cena una collega di mia madre.
Ora, io, non è che avessi particolari riserve a partecipare, anzi, vuoi mettere, ti offrono del cibo (e dell'alcol!), ti ci
devi buttare a pesce, non ci sono stronzate che tengano, e anche ammesso che dietro tutto questo si celi una sorta di schifosissimo pietismo lizio (invito a cena marito e figli della mia defunta collega per sentirmi una persona migliore), beh, in fondo chissenefrega.
Ma non sapevi con chi avevi a che fare, gentile e onesta padrona di casa.
Ora, realizzando di essere su un proscenio teatrale, procedo nella descrizione dei personaggi:
la
padrona di casa, bella donna, capelli biondi raccolti, fisico asciutto e atletico per una donna di 40 anni, non eccessivamente dotata di seno, ma comunque degna di stima da parte mia;
il
padrone di casa, il marito, bell'uomo, magro, brizzolato, neanche su di lui tanto si può dire, anche se è la tipica persona che, appena la guardi bene, capisci che ti ricorda un qualche attore, e passi tutto il resto della serata a massacrarti le meningi sul tema
"Ma chi cazzo mi ricorda? L'indiano di Assassini nati? Al Pacino? Naah...ma a chi cazzo somiglia?". Evvabbè.
Il solito
amico-collega del marito, che è venuto fuori, era amico di adolescenza di mio padre. Ora, nonostante i denti troppo grossi, e spesso troppo impegnati nel rosicchiare, e la pista di atterraggio appena sopra la fronte, anche lui era a posto. Del resto persino gli
Alien possiedono una doppia fila di incisivi. Sua
moglie era una sorta di incrocio infelice tra un sacco della spazzatura e una di quelle sciarpone di chiffon o piume di struzzo, rigorosamente in nero carbone. Una
befana, praticamente.
Poi, come avrete capito, c'erano mon père, ma soeur, e (D)io.
E ora le note dolenti:
La
figlia dei padroni di casa. Nonostante rientrasse perfettamente nel genere di ragazza che può o piacermi o interessare (viso e atteggiamento dolce, capelli rossoscuro, occhiali, discreto paio di tette che balzano all'occhio appoggiandosi paffutamente al maglioncino a collo alto), mi è improvvisamente venuta mostruosamente a noia a causa di due motivazioni peculiari: la
voce, abbastanza smorta e semi-befanoide, e il
fidanzato. Ora, fosse stata con un ragazzo simpatico, o anche bello, la cosa mi sarebbe parsa perfettamente ovvia, e mi sarebbe andata a genio: ma questo
tristo figuro, dalle fattezze di un Robin Hood che si è insederato tutta la faretra, inacidendosi peggio di una vecchia zitella al banco dei pegni, pareva concorrere nel guadagnarsi la mia antipatia ogni secondo che passava (pochi ci riescono).
Atteggiamento supponente, mani intrecciate sul ginocchio dell'orrido pantalone pseudo-zuavo, seduto sul bordo del caminetto in posizione
"mi stravacco per distinguervi dai vostri posteriori borghesi su quelle volgari sedie con deprecabili cuscini a merletti", e poi lui (e ribadisco:
LUI!) sfoggiava al braccio uno di quei braccialetti truzzissimi in simil-oro con il pezzo mancante, che al braccio di una ragazza ci stanno anche, ma se li indossa un fottuto biascicone quasi trentenne, può anche iscriversi al
rottinculoclub.
La sua barbetta, i suoi baffetti dorati dalle punte all'insù, il suo crine biondastro, cascante sul collo ma sempre all'insù, mi ha dato la conferma: non era la tipica persona di cui si suol dire "
ha una scopa nel culo". C'aveva un intero Vorwerk ad impalargli il budello.
E poi, insomma, era di
Cassano (dove un intera generazione di stupidi girovaga senza meta a causa di un additivo nelle verdure che le loro mamme gli facevano mangiare da piccini), di CASSANO, PERDIO!
Questo comportava le su risposte monosillabiche, sulla falsariga del
barbarico yawp di Walt Withman.
"Cesare, vuoi la pasta?"
"Sgrunt!"
"Cesare, un altro po' di prosecco?"
"Mmmgrff!"
Questo per dire: si guarda,
era così figo che le mie scarpe fondevano il terreno dall'invidia.
Poi c'era il
figlio dei padroni di casa, l'unico (e sto mentendo) di cui mi ricordavo il nome, non so perchè sinceramente, forse per l'alcol. Sergio, da me soprannominato
Serghei (o Sergay), fidanzato con
Spider-Pork, orribile e sgraziato maialozzo figlio degli ospiti già descritti. Sergay ha una predilezione per la pizza di patate della suocera (il bidone con lo scialle).
"Mamma lo sai quant'è buona la sua pizza di patate..?" . Ma la faccia estasiata da puttana in orgasmo che faceva, nel frattempo. Mi domando se non ci mettesse un grosso pene, nella pizza di patate, quell'altra megera...
La cena ben procede, specialmente riguardo la cucina della padrona di casa, che cucina
continental, ma non come un pneumatico, ed
etnico quanto un raduno della Lega sul Po. Insomma, normale.
Rape (il cui sapore non va via neanche dopo tutta la birra, l'altra birra presa con Angioletto dopo essermi sguinzagliato, e un altro tipo di erbette locali assunte in differente maniera più avanti con Edo, Julius e Jummy), poi un delizioso timballo e il dolce.
Buono, sa un po' di cazzo, detto alla Cecere maniera.
Ma la cosa più straordinaria, che dovrebbe finire su tutti i rotocalchi, è la boccia magica, il
sacro graal della grappa che questa famiglia gelosamente conservava...una divina ampolla con il rubinetto incastrata in un caratteristico necessaire di legno avviluppato, e al di sotto, aromi che non saprei descrivere.
Poesia, e sto quasi per giungere al Nirvana, commosso come un vitello, quando Sergay stappa la boccetta e ci infila l'indice dentro. Ripeterò per voi all'ascolto.
CI INFILA IL FOTTUTO INDICE FOTTUTAMENTE DENTRO ALLA FOTTUTA AMPOLLA!
Disgustato da ciò, nauseato da questo spreco, da questa contaminazione, fuggo via, voltandomi a malapena, verso altro alcol, verso stupefacenti, verso il rassicurante deboscio e il carezzevole oblio.
E mentre vado via, consapevole che valgo tanto poco, quanto loro in realtà sono semplicemente una normale famiglia qualsiasi, filtrati attraverso il misantropo grandangolo da sbandato dello specchio quadricromo nel mio cervello, e che quindi il Male è tutto dentro di me, e più che altro si rispecchia in questo mondo andato ai cazzi, finalmente capisco tutta quanta la faccenda ed ogni risposta mi riconduce a ciò:
Ecco a chi somigliava, il tizio!