Allora, è di fondamentale importanza che mi seguiate in un ragionamento, per cui...astenersi perditempo, ma dato che, se esistono plausibili ragioni per le quali ora voi stiate qui, a leggere, e cioè che che è estate, fa troppo caldo per uscire, o non avete programmi per la serata (o se li avete, sono il più tardi possibile, sporcaccioni viziosi),
allora vi chiedo solo un po' di concentazionamento, orsù.
Quest'oggi, cercando l'ennesimo altromodo che mi evitasse di studiare per la seduta settembrina, ormai disperato e propinquo ai libri di testo, mi è schioccato, deogratias, qualcosa nel cervello: presa carta e penna, ho cominciato a scrivere. Scrivere cosa? 100 cose (o forse più) che so. SU DI ME.
Niente di troppo trascendentale, all'inizio: il mio nome, i membri della mia famiglia, i miei studi, quanto sono alto, di che colore ho gli occhi....ma man mano che proseguivo nello stendere l'elenco delle mie caratteristiche, da quel magma incadescente che c'avrei nel cranio sono iniziate a pervenirmi le informazioni più remote e assurde:
le cose che combini nel periodo scolastico e che credevi di aver rimosso, i problemi di salute che hai avuto con relative cure o operazioni, gli sport e le attività ludiche in cui ti sei impelagato, i ruoli in quelle imbarazzanti recite, le botte che puoi aver preso o dato, le volte in cui sei stato punito o l'hai fatta franca, i vari lavoretti che puoi aver fatto così come il mestiere dei tuoi, e i traslochi, e i sogni che avevi a una certa età, e le tue idee politiche, o attività nel sociale, o quando puoi esserti ubriacato, o drogato, o a quella vacanza in cui facesti quella cosa assurda, o quelle diverse volte in cui, sei certo, hai rischiato di rimanerci secco....
In pochi minuti, e senza troppi fronzoli, in frasi sintetiche, asciutte, introdotte da "possiedo", "ricordo", "una volta", "SONO"....avevo messo la mia vita, la mia identità su qualche paginetta di agenda.
E' stato incredibile, un fiume in piena, un flusso di coscienza: non m iilludo di averci messo tutto, ma molte cose, dalle più banali alle più importanti, ci sono, e magari nel concreto di tutti i giorni, ti sfuggono pure.
Altra cosa interessante: i "sono" paiono battere i "possiedo". Questo mi pare rilevante. Anche per quanto riguarda caratteristiche non esattamente positive
(dite che "sono un bugiardo" posso avercelo messo? mmhmm..)
Ma alla fine della fiera, senza immagini o superfici riflettenti, potevo guardare ciò che avevo scritto e pensare: "cazzo...questo sono io".
Eh niente, vi consiglio di farlo, non ci si impiega poi moltissimo tempo, e non è che ci siano chissà quali regole; è meno complicato del giocajouez.
Partite dai dati anagrafici, dalla vostra famiglia, da dove vivete. Il resto vi raggiungerà a seguire.
Ogni frase, ogni singolo dettaglio, sarà in grado di richiamarne uno, due, dieci, cento altri.
Poi potete fermarvi a 100, o decidere di aggiungerne ancora, perchè ve ne stanno venendo in mente altri. Tutto è lecito, perchè è di voi che state scrivendo.
E' la vostra vita che state mappando. E quelle pagine, potete anche decidere di non farle mai leggere a nessuno.
In un mondo di "horraggione!" urlanti, di frequently asked questions, di stronzate a buon mercato, spesso è proprio sull'identità che ci freghiamo: cazzo, se la diamo per scontata. E questo non può che creare guai o anche tragedie. Perchè, molto poco di noi ricordiamo, a meno che appunto, non si andiamo a compiere esercizi di autopoiesi come questo, di introspezione. Cazzo, se ce ne manca il tempo.
Ma la risposta, quella, la stai sempre a cercare: che tu sia uno scienziologo impegnato a mappare i geni, e tutti quelle sostanze, acidi, basi, fregne, cazzi, che vanno a comporre il DNA mitocondriale,
che tu sia quel mio amico che si è andato a rifugiare lassù sulle montagne a cercare Gesu', in realtà sei lì, seduto sulle tue chiappe, a chiederti:
"ma io...chi sono?".
Bene, dico io, darsi una risposta non è impossibile. Basta solo cimentarsi un attimino. Per riscoprirsi sani e malati, bevitori e salutisti, guidatori di auto e sportivi, geniali e pigri, figli e amanti, eroi e criminali...
Principale problematica personale del soggetto P. è l'enorme e mai recalcitrante, imperversante montare del desiderio sessuale, per periodi molto lunghi.
Di solito, la sua stagione degli accoppiamenti non è mai stata eccessivamente rilevante: fosse per lui, sarebbe da situarsi dalla fine di gennaio ai primi del gennaio successivo, un po' a contratto ad equo canone, visto che nei circa 20 giorni a separare le 2 stagioni, egli fa la muta ed è generalmente troppo stanco o concentrato su qualcosa di impensabile, innaturale ed incredibilmente stupido per cercarsi una qualche compagna, dalle solite consuete fasce a cui egli attinge (ipovedenti, generalmente troppo ubriache/sconvolte per capire con chi/cosa hanno a che fare, detenute, pseudopodi, clinicamente morte).
L'altr'anno, il soggetto P. ha impiegato il suo pervicace periodo di pausa per acquistare tubi di pringols su tubi di pringols, per intingere le patatì nella bomba calabrese, nel filadelfia, o anche semplicemente lanciarle giù lungo la fossa biologica.
Ma adesso siamo a fine luglio; la gente va in vacanza, o finge opportunamente di farlo, il governo giudiziosamente legifera, ma mai che decida di sterminare gli anziani come si deve, clistere compie tre anni (!), ma tanto non se ne ricorda (o non importa ad) alcunchì, e, inaspettatamente, come uno scomodo golem, il convitato di pietra che nessuno avea previsto, torna a schiacciarmi un vecchio macigno: i sogni erotici salienti. Se ne sentiva il particolare bisogno,forse? Il soggetto P., per il momento, non può che rispondere essì.
Ma ciò che lascia perplessi, anche un po' fieri, leggermente preoccupati, ma notevolmente entusiasti dei meccanismi cerebrali di cui il soggetto P. inconsciamente disporrebbe, è l'incredibile HD, accaddì, high definition, dei dettagli di queste indianagionsporcelle vicissitudini.
Perchè, per dire, il sogno in cui riesco ad immaginare di avere la stessa pistola che ho stretto in pugno a Reggio, ed era proprio lei (e a chi ho raccontato, capirà), nella mia mano, a farmi decidere, di mia esclusiva ferrea volontà, di fare una rapina. Solo che entravo in un negozio di caramelle.
Consapevole di aver fatto una scelta esattamente nei canoni del soggetto P., allora ci rapivo una ragazza.
Capelli castani ondulati, bassa, occhi verdi, occhiali da sole sulla testa, seno abbastanza puntante, maglietta e gonna. Carina, nei canoni di una tranquilla gita in barca, e anche molto collaborativa dal mio pdv di sequestratore. Non fa storie, la porto nell'auto che avevo per l'occasione, una Cinquecento D del 1961 chiara, abbastanza sgarrupata e zozza di fango, ma lei dice di gradirne l'odore.
Mentre la conduco al mio nascondiglio, asserendo che sarebbe molto vicino, faccio un po' di conversazione con lei, sempre puntandole la carabina, ovviamente:
"come ti chiami che fai di che segno sei quanto sei alta che taglia hai di reggiseno?" (generalmente, anche nella realtà, non è che io ponga chissà che quesiti psicoattitudinali alle fanciulle)
Il suo nome era Maria. Il mio era Losco Rapitore e Occasionale Stupratore. Un po' troppo lungo, già.
Appena arrivati al nascondiglio, un dobbermann salta fuori da un cespuglio e mi graffia il vetro. Essendo io forse in simbiosi con la Cinquecento D del 1961 chiara, mi provoco un taglio sulla mano.
Maria però m iindispettisce: si infila in una casa da una porta finestra (che, con modalità tipicamente meridionali, era socchiusa) e cerca di chiamare soccorsi con un telefono bianco. "Putta nella!" esclamo, in sardo (nella realtà: una mia amica di corso reggiana, dopo che le avevo parlato per circa mezzora e trequarti, apostrofa il mio amico Dom: "ma da che parte della Sardegna viene, P.?"....sarà che tronco le finali delle parole, sarà che son piccin, bellino e bruno, esperibile in forma di Cattivik....)
la abbranco dalla borsetta, poi le afferro una spalla, e le faccio cenno con la pistola; lei impassibile e remissiva come una geisha di Osaka sud.
Dopodichè la porto su, lei si accomoda su una vecchia sedia a dondolo, ed è improvvisamente sexissima:
mi guarda come per dire "e adesso che mi fai?" io mi eccito a tal punto che non so se baciarla sulle labbra, denudarla, o ricordarmi ma veramente da che parte della Sardegna vengo.
E invece mi sveglio. Effess', direbbe Dom, alla bisogna in casi del genere.
Dopodichè, ancora in accaddì, sono su un elicottero, non so se militaristico o documentaristico, a sorvolare una grande città, con altre persone; qui mi chiamano Jack. E' una sensazione splendida, volare in elicottero, ve la consiglio, anche in sogno. Davvero, è un tipo di pdv totalmente straniante, d'incredibile senso di realizzazione yuppie, di libertà sonora....solo che senza alcuna ragione e senza il benchèminimo paracadute, mi lancio, finendo in un SUV di una donna di quarant'anni, bionda, assomigliante ad Annette O'Toole, che si svela essere la più grande ninfomane di Milwaukee (anche se non so in che città fossimo)
e ci iniziamo a baciare, a spogliare, generalmente, come dicono i giovani murgiani, a fare le cose.
E mi sveglio anche qui, ma con una mezza ipotesi su cosa è successo. Ipotesi equitazionistica, difatti coinvolge I cavalieri dello Zodiaco.
Ve lo ricordate, no, Alman di Thule, il benevolo nonno di Lady Isabel, no?
Beh, quello non era suo nonno, era suo padre. Lasciate che vi introduca....alla sua conoscenza (che sarebbe un po', poi, la sua frase preferita). Cioè, questo benevolo vecchino era anche il padre di tutti e 100 i cavalieri, che fossero zodiacali, argentati, dorati, o chedirsivoglia. Controllate il manga (non l'anime) per chiarimenti.
E diciamo che Alman, un po' spopola, ma molto ripopola. Alman si faceva coloro che poi sarebbe divenute le mamme dei cavalieri. Alman avrà sì girato il mondo, sarà stato sicuramente in 100 paesi diversi, e in ognuno di essi ci ha lasciato qualcosa. Alman, un nome che è una garanzia, un po' perchè tutti gli uomini, e chi non gradirebbe, prendere ad esempio le sue gesta erotiche, più che quelle eroiche dei suoi figliuoli.
E’ difficile descrivere, con parole semplici, l’Esperienza. Ogni volta che cerchi di razionalizzare, la mente si impegna nel far riaffiorare quel particolare, quel dettaglio rimosso, in grado di mandare a puttane tutto il quadro generale.
Ma la prima domanda che sei in grado di porti è sempre la stessa: come può succedere?.
Di individuare una risposta, puoi solo illuderti; di riuscire a sfruttare l’Esperienza per capire meglio te stesso, beh, mai e poi mai potrai esserne in grado.
Perché, tra le verità su cui non riesci a concentrarti, in quel pallido incubo che ti ostini a chiamare realtà, vita reale, s’insinua proprio il tarlo di quel ricordo: l’Esperienza rende tutto così nitido, ad alta definizione, caleidoscopico, vivido, tridimensionale, completo che l’unica cosa sfocata, grigia, l’unico fantasma che potrai mai scorgere, stringendo gli occhi, sei proprio tu. Ecco perché l’istinto condizionato ti porta a guardarti le mani, come prima cosa. Cerchi di capire se ci sei davvero dentro, se sta accadendo, se stai sognando, o impazzendo. Come può succedere?.
Per cominciare, tutti i tuoi peccati, il tuo dolore, l’angoscia, le paure si materializzano in te, sovrapponendosi, un tourbillon a cartoni animati, un tifone hawaiano di sussurri, grida, piccole cose ripugnanti e patetiche che possono solo somigliarti.
Tutte le persone che hai deluso, che hai ferito, che ti hanno fatto del male, che puoi avere ucciso, in diversi modi: tutte ti attendono all’inferno, per servirti, recita una vecchia poesia. E il velo della realtà scivola via come i pallidi colori di un dipinto surrealista sotto la pioggia…durante tutto questo indescrivibile, terribile processo, sono passati solo pochi secondi, che a seconda del tuo stato d’animo e della tua personalità, hai vissuto come un eternità di immota contemplazione della volta celeste, ruotando lentamente assieme al movimento di pianeti sconosciuti, o rivivendo ogni tuo incubo, contemporaneamente, strozzando le tue urla in un silenzio innaturale, vomitando il vuoto della tua anima.
Ma non è necessario che vi dica come è andata, per me, vero?
….E all’improvviso, tutto si ferma, di nuovo. La sensazione prevalente è quella di essere l’ombra che si frappone tra un vecchio proiettore e lo schermo gigante. A quel punto, l’Esperienza può illuderti, o aprirsi a qualsiasi nuova rivelazione, mondo, possibilità.
Io ho seguito quel foro, unico e perfetto, quella luce blu elettrica al centro esatto dello schermo, solo per sentirmi risucchiare via i residui della mia anima, i miei ricordi, in un deflusso di coscienza che mi ha scomposto fattorialmente, una cazzo di situazione da realtà virtuale che non può che darmi il mal di mare…
Dopodiché…passa del tempo, e altro tempo ancora, e non so dire cosa succede, tanto ogni volta ricordo tutto ciò come se fossero passati dei secoli, come se non fossi altro che una falena attratta da quella luce, nitida, perfetta, reale…ed è difficile descrivere, con parole semplici, l’Esperienza. Ogni volta che cerchi di razionalizzare, la mente si impegna nel far riaffiorare quel particolare, quel dettaglio rimosso, in grado di mandare a puttane tutto il quadro generale.
Ma la prima domanda che sei in grado di porti è sempre la stessa: come può succedere?.
Di individuare una risposta, puoi solo illuderti; di riuscire a sfruttare l’Esperienza per capire meglio te stesso, beh, mai e poi mai potrai esserne in grado.
Perché, tra le verità su cui non riesci a concentrarti, in quel pallido incubo che ti ostini a chiamare realtà, vita reale, s’insinua proprio il tarlo di quel ricordo: l’Esperienza rende tutto così nitido, ad alta definizione, caleidoscopico, vivido, tridimensionale, completo che l’unica cosa sfocata, grigia, l’unico fantasma che potrai mai scorgere, stringendo gli occhi, sei proprio tu. Ecco perché l’istinto condizionato ti porta a guardarti le mani, come prima cosa. Cerchi di capire se ci sei davvero dentro, se sta accadendo, se stai sognando, o impazzendo. Come può succedere?.
Per cominciare, tutti i tuoi peccati, il tuo dolore, l’angoscia, le paure si materializzano in te, sovrapponendosi, un tourbillon a cartoni animati, un tifone hawaiano di sussurri, grida, piccole cose ripugnanti e patetiche che possono solo somigliarti.
Tutte le persone che hai deluso, che hai ferito, che ti hanno fatto del male, che puoi avere ucciso, in diversi modi: tutte ti attendono all’inferno, per servirti, recita una vecchia poesia. E il velo della realtà scivola via come i pallidi colori di un dipinto surrealista sotto la pioggia…durante tutto questo indescrivibile, terribile processo, sono passati solo pochi secondi, che a seconda del tuo stato d’animo e della tua personalità, hai vissuto come un eternità di immota contemplazione della volta celeste, ruotando lentamente assieme al movimento di pianeti sconosciuti, o rivivendo ogni tuo incubo, contemporaneamente, strozzando le tue urla in un silenzio innaturale, vomitando il vuoto della tua anima.
Ma non è necessario che vi dica come è andata, per me, vero?
….E all’improvviso, tutto si ferma, di nuovo. La sensazione prevalente è quella di essere l’ombra che si frappone tra un vecchio proiettore e lo schermo gigante. A quel punto, l’Esperienza può illuderti, o aprirsi a qualsiasi nuova rivelazione, mondo, possibilità.
Io ho seguito quel foro, unico e perfetto, quella luce blu elettrica al centro esatto dello schermo, solo per sentirmi risucchiare via i residui della mia anima, i miei ricordi, in un deflusso di coscienza che mi ha scomposto fattorialmente, una cazzo di situazione da realtà virtuale che non può che darmi il mal di mare…
Dopodiché…passa del tempo, e altro tempo ancora, e non so dire cosa succede, tanto ogni volta ricordo tutto ciò come se fossero passati dei secoli, come se non fossi altro che una falena attratta da quella luce, nitida, perfetta, reale…
ed è difficile descrivere, con parole semplici, l’Esperienza. Ogni volta che cerchi di razionalizzare, la mente si impegna nel far riaffiorare quel particolare, quel dettaglio rimosso, in grado di mandare a puttane tutto il quadro generale.
Ma la prima domanda che sei in grado di porti è sempre la stessa:
Carodario,
innanzitutto con la presente voglioti rendere gracias per aver tosto risposto adducendo altresì un'arguta declamazione a me riferitasi, in tutta frankezza.
Partiamodunque, bandaglinduggi, con una pervicace disamina di ciò ke le tue palabras espletano in modo sì viscerale e fisicamente anke molto sentito!
Alors....ci sei, o magari doviciosamente termineresti prìa di fumare quel cannòn? Bene.
Dunnque, t'escrivi che quasi quasi potresti anke apprezzare la mia forma di scrittura, iocunda und boccaccesca, da ilare prete di campagna, e te ne rendo ankora merito et ringraciamiento.
Poi, t'escrivi, lasciandoti andare ad una quantomai pressokkè inappellabile et inaspettata verve insultatoria, k'io sia un pokodibuono, un vile, una scolopendra, degna di frutto di liquami bovini, oh! Com'è ke dici, carodario, un "irrimediabile sfigato", et ke sempre, in kuor tuo, consideràtomici un VERME!
Et ancora, t'escrivi, o meglio, descrivimi, cito testualmente "un verme, di quelli ke strisciano subdolamente senza rendersi conto della propria condizione" e poi, vadasè, carodario, ke te ne decanti e te ne desuoni in proposito, le lodi tue e dellatua ratio.
Fortunato-mi sùm che ivi termini! Or, io gnosco poco, e mi basisco, del perkè e del perkome tu mi definisca in cotali belluine sembianze, davvero.
Sull' "irrimediabile sfigato" soprassiedo di mia sponte e con gran placet, poikè essa est contraddizione in termini (all'assenza di vellicabile, vellutata voluttà di donna, c'è sempre modo o occasione, se non oggidì l'indomanidì, per porvi rimedio...esse non son sì rarefatte, non son arabefenici, ne esiston tante, d'ogni misura et colore, il savio SA che basta pazientare).
Io di mio, conobbi tanto la pazienza del santo ke l'ardor del peccatore, e da ciò ke ne dedussi, l'attesa spesso valbene la candela, o il tacere d'essa: foemine, ce ne son tante.
Appresso alla ferale questione zoologica del "verme", solvoti ricordar l'antiko motto "ki striscia non inciampa". Or io spesso, e ne ho testimoni, durante il mio incedente camminare, ke sia il dì o la nuì, pesi et ruzzolanti innumerevoli capitomboli riskio, ragiondequali è l'andatura briosa e dinoccolata con cui vado, di ki ha il sol nell'animo et una coscienza che s'invidia.
Ergo, di mia humana, e non di vermosa conditio, son sapiente. Inciampo, per cui non striscio.
Credo fortemente, carodario, e molto ti abbraccio dicendolo, in una leggera sobrevalutaciòn da tua parte, su quanto mie' pensieri, parole, et opre avrebber fatto su di una situazione privata che vi parteneva.
K'io mai davvero volli nuocervi, fu solo giovial diletto ke da m'ebbe origine, l'irrider la persona tua, diletto ke probo è derivato dall'allora mia profonda fissatio di cavitar l'allora puella tua, ma in ciò mai davvero ti malvolli. E come potrei? L'assiduo consumator di latte e altri casei pensi possa mai odiar in kuor suo, la faticosa opre del tenace allevatore? Dicoti no.
Dettocciò, carodario, e a me il risollevar la questio, k'oggidì un qualke terzo si stia abbeverando alla fonte di cui tu sai, e ciò per muà non costituisca affatto motivi di grattacapo, anzi, ben ne colga la fonte stessa, k'io mai ebbi a veder, quando costei fu impelagata d'altro legame, altresì felice, serena, gioiosa et innamorata com'è ora.
E per ki magari, nell'altro legame possa averci + o - travagliato, buon prò cmq gli faccia, et summa gratificatio sia accolta dentro di lui, cioè dentro di te, carodario. Perkè ritengo sia dentro di te k'il problema si annidi, pertanto: possa, o carodario, accettar con humiltade et amorevole bendisposizione tutto questo, e ke una forma di serena gratificatio sia dentro di te, e altresì impreziosisca il tuo tempo.
Io non credo che ci sia il bisogno di aver paura delle persone che fanno uso di droghe. Perchè generalmente, qualunque che siano le loro motivazioni, sostanze, o atteggiamenti in un qualsivoglia contesto sociale
(Che, un po' è vero, a volte il contesto sociale, lavorativo, familiare, magari non è che socialmente li giustifica, ma è in grado di provocare livelli di stress socialmente così alti, che forse l'unica possibilità per rimanere, in esso, socialmente sani, integri, coerenti, produttivi
è appunto drogarsi, di troppe droghe, drogarsi come delle scimmie, delle grosse scimmie dalle foreste pluviali, delle grosse scimmie dalle foreste pluviali in calore.)
di base, per quanto ingenuo possa sembrare o solo credere, agli altri non fanno niente di male.
Cioè, metti anche che ti aggrediscono, ma non sono in loro, stanno sconvolti. Sono, diciamo, in momentanea vacanza dalla responsabilità delle loro azioni. E poi, non è che siano, poi così pericolosi. Quindi sono sì reietti, ma a parte loro stessi, dubito che socialmente si mettano d'impegno per ferire, bucare o persino tagliare qualcuno d'altro.
In fondo,
Sono solo tossici dalla punta arrotondata.
17 luglio 2008 ore 2 di notte a.m., direttamente dai miei carteggigènici.
Carodario,
è da un po' che non ti scrivo, o forse è in effetti proprio la prima volta.
I miei amici! già tutti possiedono, chi più chi meno, anzi, ki + ki -, un dario dei segreti più, anzi +, intimi del kuore nascosto dell'anima(ccia) loro.
Io, non avendo di meglio, mi ti rivolgo con cordiale e amichevole deferenza, la + umile e passabile possibile, proprio come se stessi rivolgendomitici a quattrocchi, ecco.
Stasera siamo andati col mio amico Enriko, anzi, l'amiko Enriko, ad akkompagnare Frenk aggioiadelcolle, cosa che mi ha ricordato, molto spesso ci siamo ritrovati aggioiadelcolle, per situazioni a queste simili, simili a queste.
Kiakkierando del + e del -, caro, carissimo dario, Frenk e noi con lui abbiamo ragiunto la piazza del plebiscito, indove abbiamo svoltovi, io ed Enriko, il nostro ruolo di chaperon.
Che non era la prima volta, e non pensare che fosse, nemmeno l'ultima.
Così, congedativicisi da Frenk, dall'amica ke ehy! avrebbe dovuto incontrare, e quindi via discorrendo dal nostro ruolo di chaperon, caro dario, ci siamo recati al vekkio buganville per una birr.
Recativicisi al vekkio buganville per consumare perlappunto la famosa birr, inkappiamo nella prima formidabile sorpresa della serata, che non implicasse per alcunchì un ruolo da chaperon:
il vekkio buganville non cerà più, anzi +, sostituito inconmensurabilmente dal nuovo buganville-a new generation; il cui perchè, anzi xkè, non ciè dato sapere, ne' lo si polle appurare in sequitur.
Fattostà, ke lo stesso konsumammo senza cigliobbattere birr e stuzzichini a questo sorprendente buganville-a new generation, ooooooooooooooooooooooooooo caro dario.
Tostoddillìappoi, recammoviticisi nuovamente al pieno centro di gioiadelcolle, ove sperammo fosse esauritocivisi il ruolo di chaperon del Frenk con quella tipa lì. Sennonche udimmo soavi note e melodie flambeche da un nuovo locale enpleneer, e tutto ciò mosseci in questa direzione, salvo, con mio sommo sorpresotico entusiasmo garrulo di fanciullo, incontrare una mia compagna di liceo. Stù. "Stù!" gridai lieto d'ebbrezza gaudenzia financo farmi riconoscere dall'aStù in questione, seppure ankessa lieta, di fretta, conciòdippoi aggiornarmi alle peripetike vicissitudini della vita sua, ora in terra d'Albione.
Congedaticivisi anche dall'aStù con mia somma commovissuta invidiante emozione fanciullesca d'altre sponditudini, oooooooo (bè, basta!) caro dario, Enriko ed io si finìs al parco Pinto et al, parco giuochi.
Lì, altalenanti, giromondanti, casaditarzaneggianti, (o forse casaditarzananti?) menammo l'ore nostre, in attesa dell'audiosegnale del buon Frenk, solevamo seguire i minuti, ma vedendo anzikè audendo ehy! giungere il Frenk con quella tipa lì, forse ventenne ma dall'aere contrisa e provata, indicatavicisi in consimile, vecchia romagna etichetta nera, o la faccia rugosa di sottaceti, aceto ponti saclà, e chiedovi scusa per avealei descrittamanent sottoforma di pubblicità.
Ma brutta, d'un brutto, o forse solo sciupa, d'uno sciupo; e quindi non più casaditarzaneggianti, o forse casaditarzananti, o dirsicchessidica, fummo + noi, in fuga frattanto, frattante panche e campe, per poi ancora ragiunti, e dunque una chiacchiera e via, in tour, in sequitur, pur di lasciar spazio alla svolta che non s'era da venire, stasera, al buon Frenk, in cortesia.
E così via, financo terminar come perl'appunto davanti al liceo classico, ove, per cento fiorini e forsanche mille fioretti, chiusesi in calce la serata con riferimenti della tipa lì, la sciupa, o a vederci meglio, la SCIURA, a ke interminabile, immensa inadempibile distanza passasse tra gioidelcolle et acquaviva. Oh, croce del mio kuor! Gioiadelcolle et acquaviva! Fossech'ella ignorasse trattavasi di un banalissimo rettilineo, dirictus x dirictus.
D'esto curioso aneddoto, per ki non sapesse, si concludono queste notturne confidenze, così nell'anticlimacs più sommario, ooooooo...ancora caro dario.
Che poi non so bene il xkè, visto come l'ho scritto bene? Non lo so, il xkè, io mi rivolgo a te, che sei lontano, ma mica tanto, ke non so se mi benvuoi o un quid mi stimi, ma non ke ne sono tanto convinto, io qui.
Ma per sommi capi, ti mando un abbraccio tanto, che ti sgranchi le ossa e ti scarapulli tutto nelle membra, caro dario, caro, ke domani esco in una giornata di sole a fare kompere o shopping! Tutto à-la-page, con la mia amica megghi, la cara megghi.
Eh! Lo so caro dario, non è facile, ma ancora io vado per shoppy con megging, e io, ohibè, lo vado affare, e tu ahitè, non lo puoi proprio più, anzi + fare.
Non sapendo come altro meglio impiegare il tempo prezioso che la grande clessidra dell'universo aveva concessogli, Pierastice decise di recarsi al concerto di Willy DeVille a Ruv' di Pugl'.
Chiedendosi intimisticamente se ci fosse un sottile grado di parentela estrinseco con un altro personaggio, i cui sani principi ecologisti avevano influenzato un po' tutto il suo existir.
Pierastice non sentì, ne' aveva mai sentito, ne, velopossogarantire, sentirà mai parlare di Willy DeVille prima d'ora, ma la sua gioviale natura ipocrita e fraudolenta fece sì ch'egli, neanche fosse ancora cominciato il concerto, ovviamente gratuito,
avesse già impiegato membra ed estremità sporgenti del proprio corpo per applaudire a ritmo e dimenarsi come un epilettico che venga, a spregio, in aggiunta elettrocuzionato, al grido di "Willieee! Willie!! Bruce Willieeees!".
Finì così il concerto. Bel concerto, nulla di che. Willy, era evidente, agiva secondo un copione già scritto, si muoveva secondo movenze già mosse, lasciando alito soltanto a sorsi d'acqua e tiri alla sigaretta, tra un pezzo e l'altro, e pure tra un mezzo pezzo e l'altra metà. Poi lanciò un fazzoletto, che nessuno, a Ruv' di Pugl' raccolse. Gesto di classe degno del proprio propugnante pronipote Francis Drake.
Poi si diede ad un paseo per le vie vecchie. Niente là, riendequà, non incontrò colei che potremmo anche definire l'amore della sua vita, che in realtà Pierastice non aveva mai conosciuto, ma lei lo sapeva.
Cioè, sapeva chi fosse. Lei.
Ovviamente, gli si strinse il cuore. Ovviamente, lei sorrise e spalancò le braccia.
Ovviamente, era in compagnia (lei) del suo fidanzato.
Tempo di una chiacchera e di un babbà, e sì, Pierastice e L'a.d.s.v. si divisero, che manco ci fu bisogno dell'arbitro. Lui via da lei, lei via da lui, con lui. L'altro lui.
Che, ora non per fare la punta alla matita, certamente persona degna di stima, però non da parte di Pierastice (e nemmeno dalla mia, che parteggio un po' per isso); una storia lunga una decafonìa (varrebbe a dire una dodecafonia meno duè) tu valla a cancellare facilmente. Quantomeno, ce ne vorrebbe, e di tempo, ce ne vorrebbe forse neanche la metà, ma addirittura un'altra. Solo che lei ha scelto di passare questi altri due lustri di nuovo con lui.
No, ma una persona certamente degna di stima, un bravo ragazzo, certo, probabilmente troppo fisso nello sguardo, del tipo cernia in una pescheria, potenzialmente morto, ma il trucco, si sa, sta nel non farsene accorgere, e poi se va bene a lei, buena camisa a todos (y todas).
Ma tu porta pazienza, Pierastice, portala, e sii saggio, e paziente, fiducioso e diffidente, senza convergere col pensiero latente (e deprimente) che all'oblio conduce tanta, tanta gente.
Sii saggio, e breve, sta tutto là, nel tirà a campà.
Con il pensiero che oggi, e solamente oggidì, la grande clessidra dell'universo vuole elargirci: che se la birra che stai bevendo, in questa lunga serata d'estate, ha anche la peculiarità dell'olere/sapere di spray antizanzare, allora il tuo sangue potrà essere in salvo....
Questa è una di quelle occasioni in cui Giusy Ferretti o chi-per-lei può andarsene benissimo sotto un palmo di terra, per manifesta inferiorità, e in cui Marco Carta non andrebbe bene neanche se in bagno manca qualche rotolone utile alla bisogna.
Più che dignitosamente di quel cagone di Morgan, e da un fattore che è ben lungi dall'essere icse, senza bisogno di "amici di amici" o "operazioni" varie (al limite, un'appendicitiella...ma questa è un'altra storia), proudly & froudly, vi introduco alla tenace vocalità non della Tigre di Cremona, non della Lonza di Vigonza,
ma d' Ellochitti di Chieti (Selva di Altino, per la precisione)...............
Dice che questa canzone mai l'avrebbe pensata, senza avermi conosciuto.
Io poco ci credo, ma un po' per invidia per questo suo incontestualizzabile talento, un po' perchè i pazzi vanno spesso assecondati, penso di portarla in turnè per tutte le fiere dello scardapuzzo di là a venire.
Ascoltatela, dunque, e vi si conface riascoltatela, non una ma due, tre, nessuna volta.
E siatene mossi a sentimento.
Che all'ascolto di questo pezzo Gianfranco Funari non ha saputo fare di meglio che schiattare, pur di dimostrare il proprio apprezzamento.
Per una ragione che è pure un'altra, o più appropriatamente, per un'opportuna serie di contingenze, sto protraendo il mio soggiorno a Reggio Emilia ancora per qualche giorno. 7 Luglio, che poi sarebbe oggi, e non si sta neanche poi tanto male: caldo, ma ventoso. Gli amici ancora a spaccare il capello per un qualche esame (che ho già dato), l'economia a latere a languere, e le ombre dei fantasmi dell'estate a caratterizzare le notti, lo stacco del campione, la fuga in solitaria, la colonia estiva, e l'apparecchio ai denti (da cui, secondo taluni, non si torna più gli stessi...).
Ma...qualcosa s'incunea e sottende al piccolo universo statico di cui sono unità fondante, genotipica, esponenziale, elettromagnetica, elegante, intelligibile che sia a bordo di un sommergibile o del dirigibile. Con il computer, sono entrato in un bar, ho chiesto se potevo collegarmi, ma mi hanno mandato via. Non era una biblioteca. Con il computer, poi mi sono diretto in un a biblioteca, ho chiesto se potevo collegarmi e prendere un cappuccino, ma mi hanno mandato via. Non era un bar.
Più che altro, provo una strana forma di insoddisfazione di natura altrustico-pelvica, perchè per il resto ho raggiunto la somma della mia adaptability. Ma mi manca un po' il mare. Cristo, restassi un solo giorno in più, mi butterei nel fottuto Crostolo a braccia larghe. Non sono pazzo....
ma potrei essere una nutria.
Il sole quando sorge,sorge piano e poi
la luce si diffonde tutto intorno a noi
le ombre dei fantasmi della notte
sono alberi e cespugli ancora in fiore
sono gli occhi di una donna ancora
pieni d'amorrrr......