Benissimo.
Che poi, in effetti, che razza di città è Milano. Percorretela con un qualsiasi mezzo di superficie, e vi sembrerà circolare. Prendete la metro, e, con giusta ragione, avrete l'impressione di seguire un lungo rettilineo diretto verso nessundove. Beh, buon per voi. Sopravvalutato, comunque, il lifestyle (cioè, sono stato a 'na festa, che cacata, poi c'era un ternano che, degno del vitello senza più i piedi, temeva di dover subire l'anal controvoglia in ogniddovunqubisqualsivoglia suo anfratto)....
Ma l'avventura non va ad esaurirsi qui.
Un lunedi mattina, un ritorno a Reggio Emilia, una chiave in una toppa, un momento qualsiasi. Una signora ai fornelli. O___ò
"Mi scusi, ma chi cavolo è lei?"
"Ah...so' la mamma di Cì. Tu sei l'amico che vive nella casa assieme allui?"
La tentazione lì per lì di rispondere "no, sono il tecnico del gas" fu in effetti fortissima.
Ma ero troppo sudato.
Così sfoggiai il mio più cordiale ed amorevole sorriso, cosa in effetti meritatissima: la signora aveva trasformato il nostro giallastro postribolo nell'appartamento più luccicante di tutta Zandonai.
Poi conobbi anche il padre di Cì. Un uomo d'altri tempi. Insomma, ebbi l'opportunità di desinare con loro, che effettivamente colsi, e fu davvero uno squisito ed indeclinabile piacere, e non sto scherzando. Due persone semplici, genuine, meravigliose. Pugliesi. Nel senso più autentico e stupefacente del termine: la quantità di cibo che hanno portato a quel capacchione era persino oltre i miei parametri. "Però, quanta roba che avete portato!"
"Ah, ma no, è pochetta!".
E chissà, come invece li avevo distortamente immaginati! A prescindere dal rapporto con Cieffe, che comunque è andato notevolmente alleggerendosi (e comunque, non che lui fosse completamente nel torto, come io completamente nella ragione...è solo che, se in generale convivere nella stessa casa e stanza con una qualsiasi altra persona è difficile, per il vostro qui presente talvolta adorabile anfitrione lo è moooolto di più!), i suoi mi hanno notevolmente sorpreso in positivo.
E quasi mi sono rivoltato in due dal ridere quando ho sentito "Cì, 'a frittatina a vuò tagliata a boccongini?".
E ancora, quasi ho sentito un leggiadro, appiccicoso peso, dentro di me quando sono dovuti affrettarsi ad andar via.
E quasi mi sono sorpreso a immaginarli tornare, giù per l'autostrada, coi capelli al vento un po' alla beeHive, sulla via per il Gargano, con quella tenue e felice sensazione, quel sollievo, di avere un figlio ormai ben avviato verso una sua autonomia.
Che non dev'essere male, a rendersene conto. Eh, bello illudersi.
E nel frattempo, seguendo il consiglio giustappostomi dal bicarbonato sotto forma di leggero sbadiglio appena celato, sappiate che il Capozzo si esibirà in quel di Chieti, il 30 giugno, al Teatro Marrucino, penso di sera, ebbene si spera, con "La Tempesta" di Scespìr, mica chiacchiere e babbà, e mia gioia sia che per telphon mi diede il via, e qual sia il teatro queste meningi non sann, e come disse mein pater, addrizz' i banann'!