23 luglio 2008, una volta tanto, di pomeriggio.
Carodario,
innanzitutto con la presente voglioti rendere gracias per aver tosto risposto adducendo altresì un'arguta declamazione a me riferitasi, in tutta frankezza.
Partiamodunque, bandaglinduggi, con una pervicace disamina di ciò ke le tue palabras espletano in modo sì viscerale e fisicamente anke molto sentito!
Alors....ci sei, o magari doviciosamente termineresti prìa di fumare quel cannòn? Bene.
Dunnque, t'escrivi che quasi quasi potresti anke apprezzare la mia forma di scrittura, iocunda und boccaccesca, da ilare prete di campagna, e te ne rendo ankora merito et ringraciamiento.
Poi, t'escrivi, lasciandoti andare ad una quantomai pressokkè inappellabile et inaspettata verve insultatoria, k'io sia un pokodibuono, un vile, una scolopendra, degna di frutto di liquami bovini, oh! Com'è ke dici, carodario, un "irrimediabile sfigato", et ke sempre, in kuor tuo, consideràtomici un VERME!
Et ancora, t'escrivi, o meglio, descrivimi, cito testualmente "un verme, di quelli ke strisciano subdolamente senza rendersi conto della propria condizione" e poi, vadasè, carodario, ke te ne decanti e te ne desuoni in proposito, le lodi tue e dellatua ratio.
Fortunato-mi sùm che ivi termini! Or, io gnosco poco, e mi basisco, del perkè e del perkome tu mi definisca in cotali belluine sembianze, davvero.
Sull' "irrimediabile sfigato" soprassiedo di mia sponte e con gran placet, poikè essa est contraddizione in termini (all'assenza di vellicabile, vellutata voluttà di donna, c'è sempre modo o occasione, se non oggidì l'indomanidì, per porvi rimedio...esse non son sì rarefatte, non son arabefenici, ne esiston tante, d'ogni misura et colore, il savio SA che basta pazientare).
Io di mio, conobbi tanto la pazienza del santo ke l'ardor del peccatore, e da ciò ke ne dedussi, l'attesa spesso valbene la candela, o il tacere d'essa: foemine, ce ne son tante.
Appresso alla ferale questione zoologica del "verme", solvoti ricordar l'antiko motto "ki striscia non inciampa". Or io spesso, e ne ho testimoni, durante il mio incedente camminare, ke sia il dì o la nuì, pesi et ruzzolanti innumerevoli capitomboli riskio, ragiondequali è l'andatura briosa e dinoccolata con cui vado, di ki ha il sol nell'animo et una coscienza che s'invidia.
Ergo, di mia humana, e non di vermosa conditio, son sapiente. Inciampo, per cui non striscio.
Credo fortemente, carodario, e molto ti abbraccio dicendolo, in una leggera sobrevalutaciòn da tua parte, su quanto mie' pensieri, parole, et opre avrebber fatto su di una situazione privata che vi parteneva.
K'io mai davvero volli nuocervi, fu solo giovial diletto ke da m'ebbe origine, l'irrider la persona tua, diletto ke probo è derivato dall'allora mia profonda fissatio di cavitar l'allora puella tua, ma in ciò mai davvero ti malvolli. E come potrei? L'assiduo consumator di latte e altri casei pensi possa mai odiar in kuor suo, la faticosa opre del tenace allevatore? Dicoti no.
Dettocciò, carodario, e a me il risollevar la questio, k'oggidì un qualke terzo si stia abbeverando alla fonte di cui tu sai, e ciò per muà non costituisca affatto motivi di grattacapo, anzi, ben ne colga la fonte stessa, k'io mai ebbi a veder, quando costei fu impelagata d'altro legame, altresì felice, serena, gioiosa et innamorata com'è ora.
E per ki magari, nell'altro legame possa averci + o - travagliato, buon prò cmq gli faccia, et summa gratificatio sia accolta dentro di lui, cioè dentro di te, carodario. Perkè ritengo sia dentro di te k'il problema si annidi, pertanto: possa, o carodario, accettar con humiltade et amorevole bendisposizione tutto questo, e ke una forma di serena gratificatio sia dentro di te, e altresì impreziosisca il tuo tempo.
Così magari ti accorci pure il pelo.